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#4min | Wilbur Smith: “Il Leone d’oro”

Sospesi!

Accade a volte alla fine di una conversazione, di un film, di un libro, quella sensazione di incompletezza che lascia poi posto alla trepidante attesa di sentire, vedere o leggere il seguito. Nessuno immaginerebbe di leggere il seguito di un libro dopo ben vent’anni! Invece il maestro dell’avventura Wilbur Smith, ci sorprende con il suo nuovo romanzo “Il leone d’oro” e fa sì che possiamo immergerci tra le nuove e tanto attese avventure dei Courteney, che ci riportano nel cuore dell’Africa Orientale, alla seconda metà del XVII secolo. Ecco la nostra recensione sul “il leone d’oro”

Henry Courteney, detto Hal, è un giovane avventuriero di vent’anni, dell’ordine del Leone d’Oro, figlio di un pirata e cresciuto in mare tra mille peripezie. Ha visto morire suo padre impiccato davanti ai suoi occhi, giustiziato erroneamente per tradimento. Il racconto si apre con l’immagine di corpi dilaniati e mutilati, spinti dal mare sulle sabbie africane. Tra questi, uno senza un occhio, gli attributi ridotti a un moncone, senza un braccio e alcune dita; è sopravvissuto all’incendio e sembra attaccarsi alla vita. È l’Avvoltoio e il suo unico scopo è uccidere Hal e tutti quelli che ama. Hal, infatti, si è vendicato del suo tradimento sottraendogli la nave rubata, la Golden Bough. Il principe etiope, informato del ritrovamento dell’Avvoltoio, ordina che sia curato e portato alla sua residenza privata a Zanzibar, ha dei progetti ben precisi per lui!

L’amore di Hal è Judith Nazet, bellissima e valorosa guerriera che ha capeggiato gli etiopi cristiani portandoli alla terza vittoria sui musulmani nel nome del Sacro Graal, al servizio di un insolito re. Hal scoprirà che tutto quello che ha conquistato può esser perso, la ricomparsa dell’Avvoltoio nella sua vita aprirà scenari inaspettati. Per fortuna non è solo e può contare sempre su Aboli. Ma riuscirà Hal a proteggere alla fine ciò che ha di più caro?

Smith dedica il libro con tutto il suo amore alla moglie Niso e mostra in Hal la figura dell’eroe moderno; “lui non poteva certo dichiararsi un uomo d’onore, ma non un criminale” che è fonte di coraggio e di ammirazione per il suo equipaggio cosciente che se tutti loro saranno giudicati, “non sarà certo per il carico nella nostra stiva, bensì per l’intenzione nel nostro cuore” mentre il suo principale antagonista, l’Avvoltoio, appare con la maschera di pelle, con il becco aguzzo e incute terrore al solo passaggio, ricorda Anubi. L’onore, la passione, la vendetta, la lealtà e l’inganno si intrecciano tra mille avventure, viaggi per mare, duelli, tempeste, uomini che fanno da torce ardenti, ci fa conoscere gli amadoda.

Il centro della narrazione è una Zanzibar ricca di colori, misteri, spezie, gomma arabica, sete, bazar e suq ma non mancano gli schiavi e lo stesso Hal, essendo stato un tempo schiavo ricorderà che “non sono gli schiavi a puzzare; il tanfo è quello delle anime che li riducono in schiavitù.

“Il Leone d’oro” è il romanzo avvincente e scorrevole con cui Smith continua il ciclo dei Courteney, in cui ogni personaggio è ben caratterizzato, i luoghi sono descritti sapientemente; leggendo le descrizioni, sembra quasi di riuscire a visitarli, di percepirne i profumi e i sapori. I romanzi di Smith hanno dato luogo a numerosi film come “La montagna dei diamanti” e “L’orma del Califfo” e a miniserie televisive come “Il settimo papiro” e “The Diamond Hunters“. Vedremo se “Il leone d’oro” sarà il prossimo!

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