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Come si combatte la disinformazione online?

In questo articolo si parlerà di un concetto molto in voga in questo periodo: la disinformazione online.

No, non siamo dei cospiratori o amici delle “scie chimiche”, ma si vuole solo portare l’attenzione su alcuni comportamenti sociali che si verificano ogni giorno sulle varie piattaforme social e nell’Internet in generale, cercando di spiegare anche come determinati “disinformatori” possono agire per innescare movimenti di spam e false condivisioni che si riversano poi nell’intera rete.

L’importanza della disinformazione

Lo sai che la disinformazione non è nata con Internet e tanto meno su Facebook? Gli esempi non mancano e sono svariati nel corso degli anni, se vogliamo restare però nei casi più recenti ed eclatanti possiamo analizzare il caso Brexit.

Il caso Brexit, infatti, è stato un “disastro” politico che ha colpito tutto il mondo, tra le sue cause c’è la disinformazione continuativa portata avanti nel tempo dai giornali di carta più popolari in Inghilterra e Galles: piccole bugie, mezze verità e svariate incorrettezze nel riportare determinati fatti hanno di fatto contaminato il pensiero generale delle persone cercando di spostare l’opinione pubblica a loro piacimento (fonte e dati: Economist).

Tutto questo per farti capire che la disinformazione non è causata da Internet, ma lo sfrutta come mezzo.

Ma allora cosa si può pensare al riguardo? Esiste un modo per poter fronteggiare questo “nemico”? Beh è brutto da dire, ma le grosse piattaforme del settore (Facebook in primis) non sono sviluppate per combattere la disinformazione, anzi, in alcuni casi specifici aiutano il proliferare di informazioni di bassissima qualità.

Cosa sono le Echo-Chamber

Immagina di trovarti in una stanza con un forte riverbero. Tu parli, la tua voce rimbalza sulle pareti e torna al tuo orecchio ripetendoti le stesse parole pronunciate pochi attimi fa. Sarai d’accordo con me che non esiste una vera conversazione, sono solo le tue stesse parole ripetute, non hai nessun pezzo di informazione aggiuntivo da elaborare.

Ora immagina di essere fan di una pagina Facebook di una fazione politica, cioè ti trovi in uno spazio di persone che hanno la stessa mentalità e che si scambiano idee politiche simili, quasi identiche.

Una volta entrati in questi spazi, gli utenti scambiano informazioni estremamente somiglianti tra loro, in pratica facendosi eco l’uno con l’altro. Una conversazione limitatissima e non aperta a nuovi punti di vista.

Nelle echo-chamber vi è solo un continuo ripetersi delle stesse porzioni di informazioni, corrette o meno non importa.

È qui che entra in gioco chi vuole fare disinformazione o semplice attività di spam.

Per portare traffico alle proprie pagine o attività web, una volta capito il meccanismo, si può sfruttare per dare vita a pezzi di informazione che girano sfruttando l’eco, la condivisione, il consenso. Una volta che l’eco è partito è estremamente difficile da fermare.

Se vuoi approfondire l’argomento delle echo-chamber presenti nei social, ti consiglio la lettura di questo paper: Echo-chamber on Facebook

Gli algoritmi come soluzione?

Visto come può partire il tutto, possiamo limitare questi fenomeni?

I big cercano di proporre la loro, con l’utilizzo e lo sviluppo di algoritmi per la gestione dei dati all’interno del loro ambiente a nostro parere controversi.

Tendono a farti visualizzare dati che si avvicinano sempre più a quello che è il tuo pensiero, suggeriscono pagine che rispecchiano le tue abitudini, puntano a rimanere nei tuoi interessi gestendo l’informazione non sotto il punto di vista qualitativo, ma quantitativo (numero di visualizzazioni, commenti, condivisioni etc.).

Noterai anche tu che la qualità dell’informazione non dipende da quanti commenti riceva ma da un’analisi attenta e dalla giusta interpretazione dei dati.

Se vogliamo veramente un miglioramento le piattaforme future dovranno cercare di spostare la loro classificazione dei dati su fattori completamente distanti da quelli utilizzati oggi, e gli utenti dovranno cercare di sviluppare un loro pensiero qualitativo, saper distinguere l’idea futile da quella interessante.

Forse, non si può eliminare la disinformazione, ma si possono creare luoghi nei quali attrarre utenti consapevoli, aiutati da mezzi che puntano a fattori di ranking dell’informazione come la qualità, il dibattito e il rispetto delle diversità di pensiero che la caratterizzano e non dalla misera quantità di sharing o dal “rimbalzo mediatico” che può avere.

E tu? Che ne pensi dell’argomento “disinformazione”?

Logicamente aspettiamo una tua opinione qui nei commenti 🙂

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