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Crittografia end-to-end utilizzata da Whatsapp | Tutti i nostri dati sono al sicuro?

Da pochi giorni Whatsapp, l’app di messaggistica più famosa e utilizzata al mondo, ha annunciato l’attivazione della crittografia end-to-end per le conversazioni effettuate. La notizia è stata ben accolta dalla community, ma siamo sicuri che tutti i nostri dati siano protetti?
La crittografia proteggerà da hacker, agenzie governative e ficcanaso e smanettoni e dallo stesso Whatsapp, i dati che scambieremo con gli altri utenti. In pratica nessuno potrà accedere a chat, video, foto contenuti nelle conversazioni.

Crittografia end-to-end: dati realmente protetti?

crittografia end-to-end

Il termine crittografia indica un metodo per rendere i messaggi incomprensibili a tutti coloro che non posseggono “la chiave” per accedervi e poter leggerne il contenuto. Il problema è che queste non sono le uniche informazioni che vi sono in una conversazione. Basta analizzare i termini di utilizzo dell’app per scoprire che l’azienda è obbligata per legge a raccogliere informazioni che riguardano data e orario dei messaggi consegnati, i numeri di telefono degli utenti che scambiano messaggi. Sostanzialmente il contenuto delle chat resta segreto, ma si possono ottenere altre informazioni utili a identificare gli utenti che si scambiano messaggi.
L’Independent ha dichiarato che. essendo Whatsapp appartenente a Facebook, queste informazioni collaterali potrebbero essere rielaborate per fini meramente pubblicitari.

Crittografia end-to-end: perchè?

crittografia end-to-end

Mark Zuckerberg in passato ha affermato che quello di privacy sia un concetto ormai superato. Quindi la mossa di introdurre la crittografia end-to-end non serve a sensibilizzare gli utenti sulla questione privacy, nelle intenzioni del colosso della messaggistica. Semplicemente si tratta di stare al passo con il mercato di settore. Telegram, diretto concorrente di matrice russa e famosa per gli elevati standard di sicurezza e per le comunicazioni protette, si sta espandendo, riuscendo a raggiungere i 100 milioni di utenti. Soglia ancora lontana dai numeri su cui può contare Whatsapp, ma c’era la necessità di rispondere alle richieste di mercato per fronteggiare il competitor il prima possibile per arginarne la scalata.

Non illudiamoci che all’improvviso il proprietario di Facebook abbia cambiato visione per quanto riguarda il suo concetto di privacy.