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Hunger Games, la trilogia che ha ispirato il successo cinematografico

Felici Hunger Games e possa la fortuna essere sempre a vostro favore

La fortuna in questo mondo apocalittico e dispotico bisogna crearsela e Katniss di certo lo fa.
Hunger Games” è il nome del reality show che si tiene nello stato di Panem, i partecipanti sono ragazzi e ragazze di età compresa fra i 12 e i 18 anni, i quali vengono estratti a sorte dai 12 distretti indigenti in cui la nazione è suddivisa. Katniss non è fra i sorteggiati, infondo la fortuna è stata a suo favore, ma si offre di prendervi parte quando tra i nomi estratti c’è anche quello della sua sorellina: «Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!». É la sua condanna a morte. Gli Hunger Games si svolgono nell’arena: un ambiente fittizio dove il clima, le prove da affrontare, i cataclismi e le bestie sono amministrate da un gruppo di persone alle dipendenze del presidente Snow. Tra i 24 partecipanti solo uno sarà il vincitore, solo uno resterà in vita, eppure Katniss trova il modo di fregare le regole.


L’autrice Susanne Collins ha confessato che l’ idea è nata una sera, mentre faceva zapping in TV da un reality show (manco a dirlo!) e le notizie di guerra. I suoi tre romanzi sono un ibrido perfetto fra povertà e tecnologia, un futuro post apocalittico ma tremendamente attuale, dove è fin troppo facile ricorrere con la memoria ai gladiatori e al Colosseo. La storia ci viene narrata direttamente dal punto di vista della protagonista Katniss. Leggendo ci sembra di camminare al suo fianco, fra miserabili minatori e macerie di vecchie città; di sfilare con il “vestito di fuoco” udendo le urla entusiaste dei nobili di Capitol City; rammaricandoci per le morti di giovanissimi tributi.

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Nel 2012 il regista Gary Ross ha riportato sullo schermo cinematografico la prima avventura dei giochi di Panem. I sequel “La ragazza di fuoco” e “Il canto della rivolta” sono stati diretti da  Francis Lawrence e l’uscita dell’ultima pellicola in Italia è prevista per il prossimo novembre.
“Hunger Games” è un romanzo che divide e rende perplessa la critica. La trama è sicuramente avvincente e tiene con il fiato sospeso, grazie anche ai numerosi colpi di scena a ai sacrifici di personaggi importanti ai fini della narrazione. Tuttavia, si ha come la sensazione che il romanzo non abbia espresso al massimo il suo potenziale descrittivo, narrativo e dialogico. Spesso i discorsi fra i personaggi si mostrano piatti e inespressivi, le emozioni che la protagonista prova sembrano non interessare neanche a sé stessa e quindi risultano vaghe e superficiali, inoltre si passa velocemente da un ambiente all’altro senza comprendere appieno il passaggio.


Ciò non significa che il libro non valga la pena di essere letto. La storia coinvolge e spesso ci si ritrova a chiedersi “Cosa avrei fatto al posto di Katniss? Come mi sarei comportato? Avrei mai avuto il coraggio di offrirmi volontario per salvare la vita di una persona a me cara?”
É un libro che mette a nudo la malvagità dell’animo umano, che fa riflettere sul piacere macabro che può nascere dal dolore del prossimo, in un mondo le cui redini del destino sono in mano ai potenti.
Benvenuti ai settantacinquesimi Hunger Games
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